Capitolo 3 (brani)

CAPITOLO 3

 

La Luce    

                                 

 

La luce, infine, arrivò

Dopo i lunghi mesi d’oscurità e di silenzio ecco sopraggiungere una vibrazione totale, scuotente, ecco uno squarcio improvviso della parete che lo aveva sinora trattenuto e protetto ed ecco un colpo di vento imperioso. Zeffirino si sentì spingere e sbalzare con violenza attraverso quell’apertura e scoprì d’essere in volo.

Era una sensazione come di una caduta, ma verso l’alto, come un fremito che partiva dalle proprie viscere e si propagava rapidamente a tutte le membrane. Era un abbandono totale a un flusso che lo trascinava con sé verso il cielo.

Pochi organismi viventi sono naturalmente portati al volo come i granuli di polline. Questi esserini microscopici non solo possiedono un basso peso, ma sono anche dotati di una struttura corporea aerodinamica, elastica e resistente al tempo stesso. In questa maniera si adattano perfettamente al flusso del vento e riescono a “galleggiare” nell’atmosfera. Tuttavia il vento è capriccioso e mutevole, quindi il povero polline è sballottato da ogni parte. Ora vola in su, ora in giù, poi in avanti, infine ruota vorticosamente su se stesso. Deve essere veramente fortunato per non andare a sbattere contro qualche ostacolo o finire per naufragare in qualche pozza d’acqua. In un primo tempo, Zeffirino, entusiasta per il suo nuovo stato, credette ingenuamente di essere lui medesimo a dirigere il proprio volo. Purtroppo, dovette ricredersi presto. Si trovava sospeso nell’aria, in una piccola radura verdeggiante, punteggiata di numerose piante e fiori, delimitata da alberi di cipresso e querce ombrose e popolate da uccelli e numerosi animali terricoli come scoiattoli, lepri, lombrichi, ragni e tanti altri ancora. Era un mondo nuovo, immenso e invitante, che lo invitava ad avanzare. Tuttavia non riuscì a rimirare a lungo il panorama, perché il vento riprese a  sospingerlo violentemente. Questa volta lo sbatté in alto, facendolo ruotare più volte su se stesso, poi lo fece salire vorticosamente per pochi secondi, poi, ancora, lo sospinse in basso, con una traiettoria a curva. Infine, evidentemente cambiando intenzione, lo sbatacchiò di nuovo in alto, facendolo girare come una trottola.” Non c’è logica in questo percorso!” Si disse tra sé “Dove mi vuole portare questo vento?” Ma nessuno rispondeva alla sua domanda. Zeffirino si rese conto di aver lasciato per sempre la confortevole protezione della sua sacca pollinica per un ambiente molto più agitato e pericoloso. L’entusiasmo iniziale stava sfumando ed egli incominciò a sentirsi solo e abbandonato, con la sua libertà. Istintivamente gli salì, dalle viscere, una specie di lamento, come una richiesta di aiuto: “Mamma…” Ma chi era la sua vera mamma? E perché lo aveva abbandonato così presto, da solo? Il vento continuava a trasportarlo con sé, capricciosamente. Tuttavia, dopo qualche tentativo, si rese conto di poter, in qualche modo, dirigere il proprio volo, sfruttando la forza del vento con piccoli spostamenti sul suo asse corporeo. In questa maniera poteva ruotare su se stesso o indirizzarsi a destra o sinistra, sopra o sotto. La scoperta di questa nuova prerogativa così lo rese felice che, ebbro di libertà, iniziò a  pilotare il proprio corpo nell’aria. Pur non indirizzando con estrema precisione il volo, che risultava ancora incerto e zigzagante, si rese conto di riuscire, sia pur con fatica e procedendo per tentativi,  a spostarsi nella direzione che sceglieva , di volta in volta.

A un certo punto gli venne in mente di voltarsi a guardarsi indietro. Dove era rimasta la grande antera madre, con la sua sacca pollinica? Si sforzò di riconoscerla, ma ora che era lontano non riusciva a distinguerla, nel folto dei rami della Pianta Padre. Era questa che ora si stagliava contro l’orizzonte, davanti a lui. Un’imponente pianta di Cipresso[1], dai rami vibranti e ricchi di foglie e fiori dischiusi. Un forte vento sembrava provenire proprio da questa pianta e lo sospingeva in avanti, sempre più lontano.

Fu allora che percepì la voce della Pianta Padre trasportata dal vento sibilante tra i rami. “Vai avanti – gli sussurrava imperiosa e ripetitiva- vai avanti, figlio mio.”

Come ipnotizzato da quella voce, Zeffirino si lasciò sospingere in avanti da quel soffio che lo portava sempre più lontano dal suo punto di origine. Però, poco dopo, siccome era molto curioso, si guardò attorno e si rese conto che quell’invito non era rivolto solo a lui. Numerosissimi pollini di cipresso, simili a lui, seguivano inerti e paralleli il suo stesso percorso. Comprese, allora, che quella voce suadente era un incitamento comune a tutte le migliaia di pollini che si staccavano, a ogni colpo di vento, dai rami dell’Albero Padre. Come lui, ogni singolo polline sentiva quell’invito come rivolto unicamente a se stesso e ne seguiva spontaneamente la direzione, in avanti, assecondando il flusso del vento. Solo in quel momento fu consapevole del numero incredibile di pollini uguali a lui che, come le gocce di un’onda marina, schizzavano nell’aria a raggiera.

“Vai avanti, figlio mio, avanza ancora…” ripeteva suadente la voce della Pianta Padre. Si rese conto che tutti insieme procedevano inconsapevoli verso un obiettivo ignoto, spinti dal medesimo vento. Allora nel suo animo focoso sentì sorgere un sentimento di ribellione.

“E’ solo un inganno – esclamò il polline ribelle – non è a me che ti rivolgi, ma a tutti gli altri.”

“Ma non vedi che tra te e gli altri non c’è nessuna differenza? Tutti voi rappresentate il mio modo di muovermi e diffondermi.” La nuvola di polline si spostava, intanto, uniforme , verso una pianta femmina.

“Non è questa la vita che io sognavo. Io voglio essere libero.” Spostato verso la periferia della nuvola pollinica Zeffirino colse l’attimo di una corrente parallela ascensionale, sfuggendo al precipitare collettivo sulla pianta femmina.

Continua…



[1] Cipresso: Cupressus sempervirens o cipresso comune è la specie più diffusa delle Cupressaceae. E’ una pianta sempreverde che più giungere ad altezze di 35 metri. E’ una pianta monoica, ovvero con fiori maschili e femminili portati sullo stesso individuo ma separati tra loro. La fioritura del cipresso è invernale (soprattutto da dicembre a marzo, ma può prolungarsi anche fino ad aprile inoltrato, come nel caso di Zeffirino). Può produrre numerose sensibilizzazioni allergiche, soprattutto congiuntiviti e riniti.